Il punto della situazione con Alessandro Jacobone dopo l’eliminazione del Milan per mano del Feyenoord. Le sue dichiarazioni

E’ certamente un momento complicato per il Milan. La squadra rossonera deve fare i conti con l’eliminazione dalla Champions League. In queste ore, così, da Sergio Conceicao a Theo Hernandez, un po’ tutti sono finiti nel mirino della critica.
Per fare il punto della situazione, ‘Zona Rossonera’, in onda sul canale Youtube di Calciomercato.it, ha intervistato Alessandro Jacobone. Si parte dall’espulsione al terzino francese: “A me non piace puntare il dito contro qualcuno, considero il Milan una squadra. Il calcio è sport di squadra. Però ci sono eccezioni e profili che sono diversi dagli altri. Per anni di militanza, esperienza… e soprattutto per uno stipendio che altri giocatori non vogliono. Se tutti i giocatori sono uguali allora tutti devono essere pagati in egual misura. A Musah si tira l’orecchio se fa qualcosa di sbagliato anche se spontaneo e vissuto nella partita, con una reazione che tutti i milanisti avrebbero avuto in campo. Se sei uno stagista ben pagato come Musah posso capirlo, se questo accade da parte di chi dovrebbe essere uno dei leader e dei senatori, se proprio uno di questi tradisce… è stato un gesto infantile soprattutto quando in ballo c’è una gara simile”
FUTURO THEO HERNANDEZ – “Non mi preoccupa cosa si faccia domani con Theo, mi preoccupa come reagisca il Milan all’uscita dalla Champions. Se viene perso il principale obiettivo, il gruppo può atrofizzarsi su sé stesso. Ho paura che Coppa Italia possa essere non così tanto entusiasmante e non si abbia costanza in campionato. Ho paura che il gruppo reagisca male, è una sconfitta che umilia il gruppo, contro una squadra con 10 assenti e che è quinta nel loro campionato che vale la Lega Pro. La sconfitta può minare il gruppo. Rinnovo? Non è la sconfitta che cambia le cose. Non so quale sia la strategia, Theo è nel limbo. Finché non ci sarà la proposta di rinnovo, allora non se ne può parlare. Il suo agente dice che vuole restare, la palla va al Milan, ma se il Milan non la passa non so come si possa gestire la situazione. Il giocatore non è nel suo momento migliore e quindi potrebbe essere questo il momento giusto per prolungare, perché magari puoi strappare le giuste condizioni. Poi rinnovare non vuol dire per forza permanenza.
Da Conceicao a Cardinale: parla Jacobone
UN PARERE SU CONCEICAO – “Non amo quando gli allenatori o i dirigenti cominciano a fare statistiche parziali. Non mi piacciono perché aprono a una difesa che sa di insicurezza. Probabilmente la frustrazione di Conceicao è di non riuscire a cambiare le cose come vorrebbe lui. Anche in conferenza aveva detto che negli uomini non è il Milan che avrebbe disegnato lui. Detto questo Conceicao va valutato a medio lungo termine. Non c’è tanto tempo, la clausola lo mette potenzialmente alla porta a fine stagione. Anche se vorrebbe dire ricambiare allenatore e ripartire da zero. Tifoseria vedrebbe ripartire il progetto per l’ennesima volta. Sembra poi di essere alla giornata 1, quando noi eravamo in realtà campioni d’Italia poco tempo fa e bastava mettere poche forze in più a quello zoccolo che si era creato. E si è sperperato il vantaggio che si era creato. Ieri Conceicao non mi è sembrato lucido nella gestione delle espulsioni, avrei sistemato la squadra diversamente e non avrei tolto tutti i vertici davanti. Viste defezioni, infortuni e quant’altro il Feyenoord ha meritato il passaggio del turno e questo la dice lunga sulle colpe anche di Conceicao”.
MOSSE DI CARDINALE – “Ora filtrano aperture su ingresso di un nuovo ds. Quello che si deve fare è cercare in campo di sistemare le cose, anche se non può essere considerata una stagione positiva per come finirà. Però bisogna lavorare per le prossime sennò restiamo in un limbo eterno. E per questo serve un ds, senza chiedere la testa di nessuno. Serve perché ds non fa mercato e basta, ma legge frequenze se sono allineate o disallineate e i problemi dei calciatori. Vive tutte queste frequenze, che noi intercettiamo magari dalle tribune ma sembra che chi è a Milanello non le intercetti. Allora qualcosa manca. Che Cardinale mantenga anche tutti, ma serve un ds. La dirigenza ha fatto un lavoro egregio su brand, marketing, ma siamo una squadra di calcio e manca ancora qualche pezzo“.
SQUADRA SCUDETTO PIU’ FORTE – “La squadra di Pioli era squadra, questa no. Indipendentemente dai giocatori. La differenza è lì. In quella stagione il Milan rendeva orgogliosi, era indecifrabile, un caos organizzato dove vedevi tutti i giocatori aggredire gli avversari per rubare la palla. Tutta quell’unione d’intenti, quella voglia, quel gruppo non c’è. Ora ci sono tanti singoli alla ricerca delle giocate, poche azioni fluide, passaggi elementari. Anche pochi lanci. Thiaw è l’unico che un po’ ha provato. Nessuno fa lanci sui movimenti delle punte sul filo del fuorigioco. Non riesco a costruire perché non si riesca a costruire una squadra con un regista con un piede sopraffino. Il problema è essere squadra. L’obiettivo arriva se ti sacrifichi l’uno per l’altro. Se non arriva il tifoso è comunque soddisfatto, perché c’è modo di perdere. E come il Milan ha perso ieri e nel resto della stagione non è modo”